VSME e Value Chain Cap: Omnibus I limita le richieste ESG della filiera

VSME e Value Chain Cap: Omnibus I mette un limite alle richieste ESG della filiera

La semplificazione introdotta da Omnibus I non cancella la sostenibilità dalle PMI. Cambia, piuttosto, le regole con cui le informazioni ESG possono circolare lungo la catena del valore. E il VSME assume un ruolo sempre più importante.

Il Value Chain Cap: uno “scudo” contro le richieste sproporzionate

Ed è qui che il VSME cambia prospettiva

Meno obblighi non significa meno sostenibilità

Cosa significa concretamente per una PMI?

Dal reporting alla governance dei dati ESG

Per molte piccole e medie imprese il rapporto con la sostenibilità nasce da una situazione molto concreta: un cliente, una banca o un grande committente invia un questionario e chiede informazioni su emissioni, consumi energetici, personale, politiche aziendali, governance o altri indicatori ESG.

Negli ultimi anni queste richieste si sono moltiplicate, spesso utilizzando modelli differenti e producendo quello che viene definito trickle-down effect: gli obblighi di rendicontazione delle grandi organizzazioni finiscono per trasferire indirettamente parte degli oneri informativi sulle imprese più piccole della filiera.

Con Omnibus I l’Unione Europea ha deciso di intervenire anche su questo problema.

Il Value Chain Cap: uno “scudo” contro le richieste sproporzionate

La Direttiva (UE) 2026/470 introduce il principio del Value Chain Cap, individuando come “imprese protette” quelle appartenenti alla catena del valore di un’impresa soggetta alla rendicontazione obbligatoria e che non superano una media di 1.000 dipendenti.

Il principio è semplice: quando una grande impresa raccoglie informazioni dalla propria catena del valore per adempiere agli obblighi di rendicontazione di sostenibilità previsti dalla normativa europea, non può trasferire senza limiti l’onere informativo sui propri fornitori più piccoli.

Le imprese protette hanno infatti il diritto di rifiutare di fornire informazioni che eccedono il perimetro individuato dagli standard volontari europei.

È questo il Value Chain Cap: un tetto alle informazioni di sostenibilità che possono essere richieste alla filiera per queste specifiche finalità.

Una precisazione è però fondamentale. Non si tratta di un diritto generalizzato a respingere qualsiasi richiesta ESG proveniente da clienti, banche o partner. Il meccanismo riguarda le informazioni raccolte ai fini della rendicontazione di sostenibilità disciplinata dalla direttiva e non elimina eventuali richieste derivanti da altre disposizioni normative o da differenti finalità.

Ed è qui che il VSME cambia prospettiva

Il VSME – Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs, sviluppato da EFRAG, era nato come standard volontario per consentire alle imprese non soggette alla CSRD di rendicontare la propria sostenibilità attraverso un modello proporzionato alle loro dimensioni.

Nel 2025 la Commissione Europea lo aveva già fatto proprio attraverso la Raccomandazione (UE) 2025/1710, incoraggiandone l’utilizzo anche per ridurre la proliferazione di questionari ESG differenti.

Omnibus I compie un ulteriore passo.

Lo standard volontario basato sul VSME diventa il riferimento per determinare il limite informativo del Value Chain Cap.

La Commissione ha quindi sviluppato il nuovo standard volontario mantenendo l’impostazione modulare del VSME, articolata in Basic Module e Comprehensive Module, e individuando specificamente i datapoint che rientrano nel Value Chain Cap.

In altre parole, il VSME non serve più soltanto a rispondere alla domanda:

“Quali informazioni ESG potrebbe volontariamente rendicontare una PMI?”

Con il nuovo quadro europeo contribuisce anche a rispondere a una seconda domanda:

“Quali informazioni possono essere richieste alla PMI dalla catena del valore ai fini della rendicontazione di sostenibilità?”

Ed è probabilmente questo uno degli effetti più interessanti della semplificazione introdotta da Omnibus I.

Meno obblighi non significa meno sostenibilità

La riduzione del perimetro della CSRD potrebbe indurre alcune PMI a concludere che la sostenibilità sia diventata meno importante.

È una lettura semplicistica.

Una PMI può non essere soggetta alla rendicontazione obbligatoria e continuare comunque a ricevere richieste informative da clienti, filiere produttive, banche, investitori e altri stakeholder.

La differenza è che il legislatore europeo sta cercando di rendere queste richieste più proporzionate, standardizzate e gestibili.

Per l’impresa cambia quindi la prospettiva: non necessariamente produrre grandi report, ma essere capace di conoscere, organizzare e rendere disponibili le informazioni realmente rilevanti.

Cosa significa concretamente per una PMI?

Tre considerazioni diventano particolarmente importanti.

Conoscere il VSME. Anche quando non esiste un obbligo diretto di rendicontazione, comprendere lo standard permette all’impresa di conoscere il nuovo linguaggio comune europeo della sostenibilità volontaria.

Organizzare i dati. Essere fuori dalla CSRD non significa essere fuori dalla catena del valore. Disporre di una base ordinata di informazioni ambientali, sociali e di governance consente di rispondere più rapidamente e consapevolmente alle richieste ricevute.

Conoscere i propri diritti. Quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa, una PMI deve poter distinguere tra informazioni comprese nel Value Chain Cap e richieste ulteriori.

Il nuovo meccanismo troverà applicazione, per quanto riguarda il Value Chain Cap nella rendicontazione delle imprese obbligate, dagli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027.

C’è quindi tempo per prepararsi. Ma proprio per questo il momento migliore per organizzarsi è prima che arrivino i questionari.

Dal reporting alla governance dei dati ESG

Il vero cambiamento introdotto dal nuovo quadro europeo potrebbe essere proprio questo.

La sostenibilità delle PMI si allontana progressivamente dall’idea che per essere sostenibili sia necessariamente necessario produrre documenti complessi e si avvicina a un modello più proporzionato: conoscere i propri dati, organizzarli, misurarli e saperli comunicare quando necessario.

Omnibus I prova a ridurre il peso burocratico senza interrompere la circolazione delle informazioni ESG lungo le filiere.

Il VSME, da semplice standard volontario, diventa così anche uno strumento di riferimento nel rapporto tra grandi organizzazioni e imprese più piccole.

Per le PMI la semplificazione può quindi rappresentare un’opportunità. A una condizione: non interpretarla come un invito a smettere di occuparsi di sostenibilità, ma come l’occasione per farlo in maniera più proporzionata, consapevole e organizzata.