ESG Impact Monitor: gli italiani preferiscono le aziende che rendicontano l’impatto
In uno scenario globale sempre più frammentato, nel quale le priorità di sostenibilità assumono significati diversi a seconda dei contesti geografici e sociali, emerge con forza un dato chiave: per cittadini e stakeholder conta sempre di più dove e come le imprese generano valore. In Italia, più che altrove, la sostenibilità non è percepita come un concetto astratto, ma come un insieme di effetti concreti che devono manifestarsi nei territori, nelle comunità e nella vita quotidiana delle persone.
È quanto emerge dall’ultima edizione dell’ESG Impact Monitor, la ricerca annuale di SEC Newgate che ha coinvolto oltre 20.000 persone in 20 Paesi, di cui 1.005 in Italia. Lo studio analizza le aspettative e la percezione dell’opinione pubblica rispetto al comportamento di imprese e governi sui temi ambientali, sociali e di governance, evidenziando una crescente attenzione all’impatto reale e misurabile delle organizzazioni.
Uno dei dati più significativi riguarda il rapporto tra cittadini italiani e imprese: il 77% degli intervistati dichiara di preferire aziende che investono sul territorio. Questo orientamento non si limita alle scelte di consumo, ma riflette una visione più ampia della reputazione aziendale, sempre più legata alla capacità di creare benefici economici e sociali tangibili a livello locale.
Tuttavia, a fronte di aspettative elevate, il giudizio sull’azione concreta risulta severo. Solo il 36% degli italiani ritiene che il Paese stia andando nella giusta direzione sui temi ESG, contro una media globale del 48%. Preoccupazioni legate al costo della vita, alla sicurezza economica e alla qualità dei servizi essenziali alimentano la richiesta di un ruolo più responsabile e attivo da parte delle imprese.
Il 72% degli italiani afferma che le aziende dovrebbero agire nell’interesse di tutti gli stakeholder, un dato leggermente inferiore alla media globale ma comunque indicativo di una forte aspettativa. In particolare, il 53% attribuisce la massima importanza a un comportamento responsabile da parte delle grandi imprese, mentre solo il 40% estende lo stesso livello di aspettativa alle PMI. Il problema emerge nel confronto con la percezione reale: meno di un quinto degli italiani (18%) assegna alle grandi aziende una valutazione positiva elevata, segnalando un evidente scarto tra ciò che viene richiesto e ciò che viene percepito come effettivamente realizzato.
La trasparenza rappresenta uno dei principali punti critici. Il 51% degli italiani ritiene che le grandi aziende facciano troppo poco per essere aperte e trasparenti e per operare secondo principi morali ed etici solidi, una percentuale nettamente superiore alla media globale. Inoltre, il 41% ritiene che le imprese non comunichino in modo adeguato le misure adottate per migliorare le proprie performance ESG, mentre il 38% segnala una scarsa capacità di risposta alle esigenze degli stakeholder.
Il tema della localizzazione rafforza ulteriormente questa lettura. Circa sette italiani su dieci preferiscono che le imprese producano, assumano e si approvvigionino localmente, anche a fronte di costi più elevati. La percezione positiva cresce ulteriormente quando le aziende pagano le tasse in Italia, creano occupazione sul territorio e mantengono la sede principale nel Paese. Questi dati indicano chiaramente che, per il pubblico italiano, la sostenibilità passa attraverso scelte economiche verificabili e radicate nel contesto nazionale.
Anche sul fronte ambientale le aspettative restano alte. L’82% degli italiani considera fondamentale la transizione verso le energie rinnovabili e un’azione decisa contro il cambiamento climatico. Tuttavia, il consenso diminuisce quando le politiche ambientali comportano sacrifici economici diretti, evidenziando la necessità di bilanciare ambizione climatica, sostenibilità economica ed equità sociale.
Nel complesso, il messaggio che emerge dall’ESG Impact Monitor è chiaro: gli italiani non chiedono solo impegni dichiarati, ma risultati misurabili, comunicati in modo trasparente e comprensibile. In questo contesto, la rendicontazione assume un ruolo centrale nel costruire fiducia e credibilità.
Per le aziende italiane, rispondere a queste aspettative significa dotarsi di strumenti concreti di misurazione e comunicazione dell’impatto. In particolare, la redazione di un report GHG rappresenta il primo passo fondamentale per quantificare le emissioni e rendere oggettivi i dati ambientali. A questo dovrebbe seguire la redazione di un bilancio di sostenibilità, capace di integrare dimensione ambientale, sociale e di governance e di rendere visibile il valore generato per i territori e le comunità.
Solo attraverso una rendicontazione strutturata, coerente e basata su dati verificabili le imprese potranno soddisfare le aspettative crescenti della platea italiana, rafforzare la propria reputazione e consolidare la legittimazione a operare in un contesto sempre più attento all’impatto reale.



